Spiegazione

Che cos'è il Makhzen?

Una parola che ogni marocchino conosce e che nessuna legge definisce. Da dove viene, che cosa indica oggi e perché serve a capire chi decide in Marocco.

Illustrazione KHAIMA Reports

In Marocco tutti la usano e nessuno la trova scritta in una legge. Makhzen è la parola con cui i marocchini indicano lo Stato, il potere, «quelli che decidono». Per capire il paese reale, quello che non si vede dalle cartoline, bisogna partire da qui.

Da dove viene la parola?

Makhzen (in arabo مخزن) viene dal verbo khazana, «immagazzinare», e significa deposito. È la stessa parola araba da cui deriva l’italiano «magazzino».

In Marocco indicava in origine il luogo in cui si conservavano le provviste e si raccoglievano le entrate. Col tempo è passata a indicare il tesoro del sultano e poi l’intero apparato che quelle entrate le riscuoteva e le amministrava: funzionari, esattori, esercito, notabili fedeli al sovrano.

Che cosa erano il bled makhzen e il bled siba?

Gli storici del Marocco prima della colonizzazione distinguono due spazi. Il bled makhzen, la «terra del Makhzen», era la parte del paese in cui il sultano riscuoteva le tasse e nominava i suoi rappresentanti. Il bled siba, la «terra della dissidenza», erano le regioni di tribù autonome che non pagavano e non obbedivano.

La storiografia più recente avverte che non era un confine netto tra ordine e anarchia. In molte zone l’autorità del sultano era negoziata, intermittente, costruita con alleanze. È un dettaglio che conta ancora oggi: il Makhzen non è mai stato solo forza, ma anche capacità di trattare, cooptare e premiare chi si avvicina.

Che cosa indica oggi?

Nell’uso quotidiano «il Makhzen» è semplicemente lo Stato: la polizia, il caid del quartiere, l’ufficio che rilascia un documento. Nel dibattito politico e negli studi indica qualcosa di più preciso: il potere reale che ruota intorno al Palazzo e che non coincide con le istituzioni elette.

Due libri hanno dato forma a questa lettura. Nel 1970 il politologo statunitense John Waterbury, in The Commander of the Faithful, descrisse la politica marocchina come un sistema «segmentato»: la monarchia resta al centro arbitrando tra élite, partiti e gruppi in competizione, nessuno dei quali è abbastanza forte da sfidarla. Nel 1997 l’antropologo marocchino Abdellah Hammoudi, in Master and Disciple, ha cercato le radici culturali di questo autoritarismo nella relazione tra maestro e discepolo, fatta di dedizione, prova e ricompensa.

Messe insieme, queste letture descrivono il Makhzen come una rete più che come un’istituzione. Al centro il re e il suo gabinetto. Intorno i consiglieri, gli apparati di sicurezza, l’amministrazione territoriale che dipende dal ministero dell’Interno (wali, governatori, caid), le grandi famiglie e i notabili locali legati al Palazzo da incarichi, licenze e affari.

Che cosa dice la Costituzione?

La parola Makhzen non compare nella Costituzione del 2011. Ma il testo attribuisce al re i poteri che ne costituiscono il centro.

  • Religioso. Il re è Amir al-Mu’minin, Comandante dei credenti. Presiede il Consiglio superiore degli ulema, l’unico organo autorizzato a emettere fatwa ufficiali (articolo 41).
  • Politico. È capo dello Stato e «arbitro supremo» tra le istituzioni (articolo 42). Presiede il Consiglio dei ministri (articolo 48).
  • Di nomina. Nel Consiglio dei ministri che presiede si decidono le nomine di wali e governatori, ambasciatori, governatore della banca centrale, responsabili della sicurezza interna e delle imprese pubbliche strategiche (articolo 49).
  • Militare. È capo supremo delle Forze armate reali e nomina agli incarichi militari (articolo 53).

Alcuni atti del re, i dahir, non hanno bisogno della controfirma del capo del governo: tra questi quelli religiosi, lo scioglimento del parlamento e la nomina dei giudici (articolo 42).

Cosa sappiamo

  • L'origine della parola e il suo uso storico.
  • I poteri che la Costituzione del 2011 attribuisce al re, articolo per articolo.

Cosa resta discusso

  • Se il Makhzen sia un sistema coerente o un nome comune per pratiche diverse.
  • Dove finisce lo Stato e dove comincia la rete di fedeltà personali.

Perché serve a capire il Marocco?

Le elezioni marocchine scelgono un parlamento e, indirettamente, un capo del governo. Ma le scelte strategiche, le nomine chiave, l’esercito e la religione restano in capo al re. È questa distanza tra il potere eletto e il potere reale che la parola Makhzen nomina. Le prossime puntate di questa serie la misurano: prima nel testo della Costituzione, poi nei fatti.

Fonti

  1. Regno del Marocco, testo adottato con referendum il 1° luglio 2011 (versione francese), Costituzione del Regno del Marocco (2011), artt. 41, 42, 48, 49, 53, 1 luglio 2011
  2. Omran, Arab Center for Research and Policy Studies, The Makhzen in 19th Century Morocco: Beholder and Beheld
  3. John Waterbury, Columbia University Press, New York, The Commander of the Faithful: The Moroccan Political Elite. A Study in Segmented Politics, 1 gennaio 1970 — anno di pubblicazione 1970
  4. Abdellah Hammoudi, University of Chicago Press, Master and Disciple: The Cultural Foundations of Moroccan Authoritarianism, 1 gennaio 1997 — anno di pubblicazione 1997
  5. Merriam-Webster, makhzen (voce di dizionario)

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