Spiegazione

Perché il Marocco è rimasto cinque mesi senza governo?

Nel 2016 il PJD vinse le elezioni ma non riuscì a formare una maggioranza. Dopo l'intervento del Palazzo, il nuovo governo nacque in tre settimane, con il partito che il vincitore aveva rifiutato.

Illustrazione KHAIMA Reports

Nell’autunno 2016 il Marocco andò a votare con le regole nuove della Costituzione del 2011: il re nomina il capo del governo nel partito arrivato primo. Il vincitore c’era. Il governo, per cinque mesi, no. È la storia che mostra meglio la distanza tra chi vince le elezioni e chi decide.

Chi vinse le elezioni del 2016?

Alle legislative del 7 ottobre 2016 il Partito della giustizia e dello sviluppo (PJD), islamista, arrivò primo con 125 seggi su 395 alla Camera dei rappresentanti. Secondo, con 102 seggi, il Partito autenticità e modernità (PAM), fondato nel 2008 da Fouad Ali El Himma, compagno di studi del re e in seguito suo consigliere.

Pochi giorni dopo il re incaricò di nuovo Abdelilah Benkirane, segretario generale del PJD e capo del governo dal 2011, di formare l’esecutivo. Con 125 seggi su 395 serviva una coalizione.

Perché il governo non nasceva?

La chiave era il Raggruppamento nazionale degli indipendenti (RNI). A fine ottobre 2016 ne era diventato presidente Aziz Akhannouch, ministro dell’Agricoltura e tra i maggiori imprenditori del paese. Senza l’RNI, Benkirane non aveva i numeri.

Le condizioni dell’RNI cambiarono più volte. Prima chiese di escludere l’Istiqlal e di far entrare l’Unione costituzionale. Poi insistette sull’ingresso dell’Unione socialista delle forze popolari (USFP). Benkirane voleva invece rinnovare la maggioranza uscente e definì l’USFP una «linea rossa». A gennaio 2017 RNI, Unione costituzionale, USFP e Movimento popolare chiesero insieme di allargare la maggioranza; Benkirane interruppe le trattative con Akhannouch.

Che cosa successe il 15 marzo 2017?

Dopo cinque mesi di stallo, il 15 marzo 2017 un comunicato del gabinetto reale annunciò che il re aveva messo fine all’incarico di Benkirane e che avrebbe scelto un’altra personalità del PJD.

Il 17 marzo il re nominò capo del governo Saadeddine El Othmani, numero due del partito. Il 25 marzo El Othmani annunciò la coalizione: PJD e PPS, più RNI, Movimento popolare, Unione costituzionale e USFP, il partito che Benkirane aveva rifiutato. Il 5 aprile il re nominò il governo.

  1. 7 ottobre 2016. Elezioni: PJD primo con 125 seggi.
  2. Ottobre 2016 - marzo 2017. Cinque mesi senza maggioranza.
  3. 15 marzo 2017. Il re mette fine all'incarico di Benkirane.
  4. 17 marzo. Nomina di El Othmani.
  5. 25 marzo. Coalizione a sei, con l'USFP.
  6. 5 aprile. Nomina del governo.

Come si legge questa storia?

Ci sono due letture.

La prima è quella della stampa vicina al Palazzo. Il 16 marzo 2017 il sito Le360 scrisse che, allontanando Benkirane ma scegliendo il successore dentro il PJD, il re aveva applicato «alla lettera» l’articolo 47 della Costituzione e sbloccato istituzioni paralizzate dalla rigidità del capo del governo.

La seconda guarda al risultato. La condizione su cui il negoziato si era bloccato, l’ingresso dell’USFP, fu accettata in otto giorni dal nuovo capo del governo. Secondo l’enciclopedia Universalis, la composizione del governo nominato il 5 aprile mostrava il rafforzamento dell’RNI a scapito del PJD.

La nostra lettura è che entrambe le cose sono vere. La Costituzione è stata rispettata nella forma: il capo del governo è rimasto nel partito vincitore. Ma l’esito ha premiato chi aveva bloccato il negoziato, non chi aveva vinto le elezioni. Cinque mesi di stallo, tre settimane per uscirne: la differenza l’ha fatta il Palazzo.

Cosa è documentato

  • Risultati del voto, date dell'incarico, della revoca e delle nomine.
  • Le condizioni poste dall'RNI e il rifiuto di Benkirane, riportati dalla stampa marocchina.

Cosa resta un'interpretazione

  • Se lo stallo fosse voluto o subito dal Palazzo.
  • Quanto l'RNI agisse in autonomia.

Perché conta?

Il voto del 2016 ha deciso chi doveva guidare il governo. Non ha deciso con chi, né a quali condizioni. Quando eletti e Palazzo si sono trovati su posizioni diverse, la soluzione è arrivata dal Palazzo, dentro le regole della Costituzione. Per capire chi governa il Marocco bisogna guardare tutte e due le cose: le elezioni e il Consiglio dei ministri.

Fonti

  1. Regno del Marocco, testo adottato con referendum il 1° luglio 2011 (versione francese), Costituzione del Regno del Marocco (2011), artt. 47, 48, 49, 92, 1 luglio 2011
  2. Morocco World News (risultati del ministero dell'Interno), PJD wins parliamentary elections, Istiqlal second, PAM third place, 8 ottobre 2016 — 125 seggi al PJD, 102 al PAM su 395
  3. TelQuel, Gouvernement Benkirane: face au mur, 10 novembre 2016
  4. TelQuel, Tractations gouvernementales: à qui profite le blocage?, 9 gennaio 2017
  5. TelQuel, Mohammed VI désignera un nouveau chef du gouvernement, 15 marzo 2017
  6. Financial Afrik, Maroc: le roi nomme El Othmani chef de gouvernement, 17 marzo 2017
  7. Encyclopædia Universalis, Maroc. Remplacement du Premier ministre (15 mars - 5 avril 2017)
  8. Le360, En écartant Benkirane, le roi applique à la lettre la Constitution, 16 marzo 2017 — testata vicina al Palazzo: citata come posizione, non come conferma

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